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Corpo e salute nella tradizione della Cina antica
di
Daniela Caruso

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“È immorale
ciò che non fa crescere
la conoscenza”

(SPINOZA)

Il grande interesse che la Medicina Cinese ha suscitato nel mondo occidentale a partire dalla fine degli anni settanta, la sua diffusione ed i conseguenti studi sul suo valore “scientifico”, se da un lato ne hanno favorito lo sviluppo e la conoscenza offrendo a milioni di persone la possibilità di usufruirne, dall’altro l’hanno depauperata della sua immensa eredità culturale. Ancora una volta la nostra scienza ha rubato un reperto archeologico e lo ha portato in laboratorio trascurando completamente il valore del sito nel quale è stato recuperato…

Erroneamente identificata con l’agopuntura che ne rappresenta solo una minima parte, la Medicina Cinese necessita oggi di un recupero storico e culturale dal quale non possiamo prescindere. Non solo per onestà intellettuale, ma anche per conoscerla meglio, e coglierne pienamente il significato.

È quasi impossibile cercare di comprendere il valore delle arti mediche estremorientali senza investigare nel pensiero antico cinese ed addentrarsi in un concetto di corpo, equilibrio e salute assai distante da quello comunemente inteso in occidente: d’altra parte non è neanche semplice orientarsi nell’oceano infinito di una cultura che durante i suoi seimila anni di storia ha scoperto il sistema binario, inventato la stampa, usato il magnetismo, svettato nell’ingegneria idrologica, costruito navi a compartimenti stagno nonché studiato ed approfondito la sismologia. Pertanto, un qualunque approccio allo studio ed alla comprensione della scienza medica cinese non può (e non deve!) prescindere da un orientamento multidisciplinare ed integrato.

In realtà, scoprendo queste metodiche terapeutiche si dimentica il debito culturale che esse hanno verso una visione del mondo e dell’universo che lungi da essere stata chiave di lettura applicabile solo a settori limitati dello scibile umano, ha praticamente guidato ogni genere di investigazione. In ultima analisi, si dimentica il debito che la medicina ha verso il pensiero cinese antico, ed in particolare verso il Taoismo [1].

Nell’antica concezione cinese il corpo umano è fatto a immagine di un paese: vi sono montagne, fiumi, case e abitanti; proprio come uno stato è amministrato da signori e funzionari. Questa visione tipica del taoismo la ritroviamo nell’opera fondamentale della teoria medica, Huangdi Neijing (Classico di Medicina dell’Imperatore Giallo): “Il cuore è il principe che governa attraverso lo Shen, i polmoni sono suoi funzionari e promulgano le norme, il fegato è un generale che organizza strategie…” [2].

Quindi, le funzioni del corpo sono gestite da amministratori che governano (bene o male ) come i funzionari imperiali, ed è interessante notare come nei testi antichi il carattere Guan che vuol dire proprio “funzionario” sia utilizzato per indicare sia l’uno che l’altro significato [3].

Questa idea ci conduce direttamente ad un assunto fondamentale ed imprescindibile: l’uomo ed il suo ambiente sono in stretta relazione, e qualunque cambiamento subisca l’uno, non potrà che riflettersi sull’altro: “Nelle regioni calde si muore giovani, mentre nei paesi freddi c’è maggiore longevità… le terre fertili inclinano alla bontà… nelle zone centrali nascono numerosi saggi. Quindi, sempre (gli uomini) sono fatti a immagine del loro soffio (ambiente) visto che ogni cosa corrisponde alla sua categoria” [4]. Quando l’essere umano interviene su ciò che lo circonda forzando o interrompendo il circuito uomo-ambiente ne conseguono squilibri che alterano il naturale divenire delle trasformazioni universali: ci troviamo dinnanzi ad una concezione che è “ecologica” per eccellenza, ad una idea di umanità assai lontana dall’alieno animale moderno; si tratta di un habitat in cui l’uomo, affatto solo, si trova in costante relazione con il mondo circostante. È questa una visione simbolica del corpo molto antica che possiamo ritrovare già nei capitoli del Chuang-tzu [5] che risalgono al IV secolo a.C.

Ma se il rapporto interno/esterno, uomo/ambiente è per sua natura costitutiva inscindibile ed eterno, esiste un altro assunto fondamentale dal quale i cinesi non prescindono: la visione essenzialmente dinamica della realtà. Non esiste nulla, ma proprio nulla, che non sia in perenne trasformazione e soggetta al flusso continuo del Qi [6], la corrente animatrice e vitalizzante che si manifesta nelle due polarità Yin/Yang, rarefazione e condensazione (ma non solo!) [7].

Questi concetti largamente utilizzati nella prassi terapeutica fino a diventare fondamenti essenziali di tutta la teoria medica connotano la MTC (Medicina Tradizionale Cinese) di alcune caratteristiche essenziali. Innanzitutto l’assenza dell’idea di malattia così come è comunemente intesa dalla medicina occidentale: esistono solo “quadri clinici” e poiché ogni sintomo è un evento valutabile nel contesto in cui nasce, tali quadri sono applicabili solo considerando la biotipologia del paziente [8]. In secondo luogo, essendo ogni cosa concepita in termini di rarefazione e condensazione del Qi , non esiste la dicotomia tra res cogitans e res extensa, tra mente e corpo, tra funzionalità organica e psiche: siamo in presenza di un approccio psicosomatico e somatopsichico per eccellenza, c’è una eccezionale modernità nel guardare ai disordini psichici come fenomeni in grado di influenzare la funzionalità dell’organismo, e di riconoscere in un cattivo funzionamento dell’organismo l’origine dei disordini psichici [9]. Si tratta di una visione veramente nuova che si sta affacciando in Occidente solo negli ultimi anni grazie agli studi di psico-neuro-endocrino-immunologia [10] (PNEI).

Ma se l’uomo è in costante relazione con l’ambiente esterno, è soggetto ai cambiamenti ed alle trasformazioni determinate dal flusso dinamico del Qi ed è in grado di provare emozioni che, se eccessive, possono provocare disordini funzionali [11], cos’è in ultima analisi una malattia? Come curarla?

È nota a molti la vecchia storia secondo la quale , nella Cina antica , il medico di famiglia veniva licenziato se uno dei suoi componenti si fosse ammalato; ciò accadeva perché nella forma tradizionale la medicina era soprattutto preventiva. Nel Huang Di Nei Jing ( Classico di Medicina dell’Imperatore Giallo) [12] è scritto espressamente: “Gli antichi si regolavano secondo lo Yin e lo Yang…La loro alimentazione era controllata, gli orari del sonno regolari, non eccedevano nella stanchezza. Perciò, spirito e corpo erano integri e completi, completavano gli anni per cui erano nati e morivano ultracentenari…

Si noti come, ancora una volta, si ritorna al motivo dominante dell’armonia uomo-ambiente e, in ultima analisi ad un concetto di vita vissuta in sintonia con i ritmi dell’universo e con il flusso del Qi che li governa. In conseguenza di ciò, la malattia è concepita come un alterazione del naturale scorrimento del Qi che, così come regola il funzionamento dell’universo, regola anche la funzionalità dell’organismo. Questa visione è frequentemente descritta in termini di macrocosmo (universo) e microcosmo (uomo), il paragone rende bene il concetto, ma ricordo che in nessuno dei testi antichi oggi disponibili è menzionato.

Se un equilibrio è ormai alterato e non ci si può appellare alla prevenzione, insorge la malattia che sarà diagnosticata grazie ad otto sistemi codificati (Ba Gang) [13] ed inquadrata secondo il concetto di sindrome [14]. Esistono, inoltre, due metodiche semeiologiche estremamente importanti che sono la glossoscopia (esame della lingua) e la sfigmica (esame del polso radiale): quest’ultima che compare nei testi del III sec. a.C. come frutto di una lenta e lunga evoluzione richiede una maestria tale da impiegare anni di studio e di osservazione [15]. Alla diagnosi segue l’impostazione terapeutica, la quale può avvalersi di metodiche che, pur avendo forme e origini diverse, perseguono tutte e in eguale misura un unico scopo: ristabilire la corretta circolazione del Qi dell’organismo, ripristinarne il circuito dove è stato interrotto e difendere il corpo dall’insidia degli agenti patogeni esterni.

La nascita della più diffusa di queste metodiche (in Occidente!) l’agopuntura, sembra essere solo lo stadio finale di una evoluzione che durata millenni, affonda le radici in tecniche che nulla hanno a che fare con l’infissione di aghi a scopo terapeutico. Pratiche come il Daoyin [16], il Tuina [17], la moxibustione [18] e la somministrazione di piante medicinali preparate secondo i principi della decozione [19] sono state i progenitori, peraltro ancora vivi e attivi, non solo di questa pratica divenuta tanto famosa, ma anche di tutta la coerente sistematizzazione teorico-medica nata dopo l’osservazione e la verifica di dati empirici. La teoria dei “canali energetici”, elaborata nell’intento di spiegare le modalità di circolazione del Qi nell’organismo, ad esempio, sembra sia nata in seguito alle osservazioni sulla pratica del Daoyin con la quale sarebbe stato possibile sentirne lo scorrimento del flusso.

Come emerge anche solo da questi pochi dati, è difficile per un occidentale immergersi in un tipo di cultura variegata e complessa nella quale finanche i cinesi stentano a navigare; inoltre, concezioni molto diverse dalle nostre circa la salute, la medicina e la metodologia di ricerca hanno indotto lo scientismo illuminista a rigettare ciò che non fosse dimostrabile in laboratorio e seguendo i nostri criteri di ricerca. Ciononostante, sono passati molti anni da quando Voltaire diceva: “La teoria della medicina presso di essi è ancora null’altro che ignoranza ed errore, tuttavia i medici cinesi hanno un’abilità pratica piuttosto felice…” [20], e la speranza resta quella di poter studiare ed integrare conoscenze che da millenni sono patrimonio di un terzo dell’umanità, inserendole in una visione che non le renda suddite delle certezze che abbiamo elaborato e consolidato a partire dal secolo dei lumi. Solo lavorando con questo spirito potremo tentare di comprendere pienamente il senso di una visione della salute e della malattia che a migliaia di anni dalla sua nascita, e qualche secolo dopo la sua scoperta continua ad affascinare e a stupire i “Barbari che vengono da Ovest” [21].


NOTE

1 Per approfondimenti storici sul Taoismo si consulti: Fung Yu-Lan, Storia della Filosofia Cinese, Mondatori, 1975, pp. 52-57,77-94. Chow Yi-Ching, La Filosofia Cinese, Garzanti, Milano. Marcel Granet, Il Pensiero Cinese, Adelphi Milano, 1971.
2 Huang-ti Nei-ching Su-wen 8, p.1°-b
3 Chuang-tsu, 14, p. 507.
4 Huai-nan tsu, 4.
5 Si tratta di una raccolta di vari scritti taoisti risalenti ad epoche diverse e compilata nel III secolo d.C. da Guo Xiang.
6 Impropriamente tradotto con la parola “energia”,questo ideogramma esprime un significato molto più complesso ed onnicomprensivo. In questa sede è definibile come “soffio vitale”.
7 Per approfondimenti sul concetto di “Qi” si consulti: Giulia Boschi, Medicina Cinese: la radice e i fiori, 2003, Milano Editrice Ambrosiana, cap.8.
8 Un testo fondamentale per lo studio della MTC è: Giovanni Maciocia, I fondamenti della Medicina Tradizionale Cinese, Milano ,1996, Editrice Ambrosiana.
9 Cfr. Yves Raquena, Agopuntura e Psicologia, Palermo, 1989, Ipsa.
10 Gugliemo Lauro, Ottavio Iommelli, Il modello della PNEI, La mandorla , anno IV, n. 15, sett. 2001, www agopuntura.org /rivista.
11 Le emozioni non sono né negative né positive, semplicemente esistono; è il loro eccesso o il prevalere dell’una sull’altra che determina squilibri.
12 L’origine e la datazione di questo testo sono controverse; si tratta di una raccolta di scritti provenienti da scuole differenti e non unitariamente databili .La sua parte più antica è collocabile tra il 400 a.C. e il 260 d.C. L’opera completa invece, è stata compilata intorno al III sec. a.C.
13 Tale sistematizzazione è molto recente e nel Neijing è presente solo in parte. Le regole si basano sulle quattro coppie di opposti: yin-yang, caldo-freddo, esterno-interno, vuoto-pieno.
14 Questo fondamentale concetto segue il metodo tipico del naturalismo cinese, secondo cui oltre che le cause bisogna cercare relazioni.
15 La tradizione cita 28 tipologie di polso.
16 Letteralmente “guidare e condurre”, si riferisce ad esercizi respiratori ,meditativi e corporei atti a dirigere e modulare il flusso del Qi nel proprio corpo.
17 Massaggio Tradizionale Cinese; raffinato e complesso possiede una vasta gamma di indicazioni terapeutiche.
18 Si tratta di una tecnica che prevede l’uso di sigari di artemisia che, dopo essere stati accesi vengono avvicinati alla parte da trattare per “riscaldare” punti specifici.
19 Il decotto è risultato essere la preparazione più antica per la somministrazione di piante medicinali. Sembra derivi direttamente dalla ritualistica sciamanica.
20 Cfr. D. e M.J. Hoizey, Histoire de la médecine chinoise , Parigi , Payot 1988, p.180.
21 Così i cinesi definivano gli occidentali che ritenevano rozzi e ignoranti. Sono storicamente note le posizioni culturaliste ed etnocentriche del paese che è sempre stato “zhongguo” (Regno del Centro)

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